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Non è facile il mestiere di musicista che sonorizza i film muti. 
Un compositore che risolve la questione nutrendo la tradizione con una moderna sensibilità è Marco Dalpane.
(Ermanno Comuzio, Cineforum n. 461)

Dal 1991 Marco Dalpane si dedica alla sonorizzazione del cinema muto, in veste di pianista e di compositore.
Questa attività lo ha portato a partecipare ai più importanti festival musicali e cinematografici italiani ed internazionali (Francia, Svizzera, Spagna, Germania, Ungheria, Belgio, Lussemburgo, Slovenia, Serbia, USA, Colombia, Giappone, Corea del Sud).
Nel 2006 ha vinto il Primo premio al concorso Rimusicazioni di Bolzano per le musiche del film Die Bergkatze di Lubitsch (DVD Ermitage 2005).
Ha realizzato opere su commissione di reti televisive europee come ZDF e Arte e ha eseguito l’accompagnamento musicale dal vivo di oltre 800 proiezioni.
È stato collaboratore della Cineteca del Comune di Bologna dal 1991 al 2012.
Nel corso del 2016/17 insieme all’ensemble Musica nel Buio ha realizzato  l’accompagnamento musicale dal vivo di tutti i film diretti e interpretati da Buster Keaton (1920/28).

 

Scrivere per il cinema muto

Scrivere musica per un film implica per me partire da alcune considerazioni essenziali.
La prima è tenere conto dell’epoca, dello stile, dell’ambiente culturale nel quale il film è stato concepito e realizzato.
Questo obbliga a un confronto con linguaggi musicali assai diversi fra loro, fondamentalmente i linguaggi che hanno caratterizzato i primi trenta anni del secolo scorso.
In quell’epoca è successo tutto, dal pieno realizzarsi dello stile tardo romantico allo sviluppo di tanti movimenti che oggi definiamo d’avanguardia (dodecafonia, espressionismo, impressionismo, futurismo, bruitismo, dada ecc.), dall’avvento del jazz all’affermazione della forma canzone.
Inoltre il cinema fa spesso riferimento a epoche precedenti o ad aree geografiche extra europee, obbligando il musicista a sondare un patrimonio musicale virtualmente a 360 gradi.
Naturalmente questi riferimenti musicali vengono filtrati e ricomposti attraverso esperienze che possono anche essere distanti dai modelli e che rappresentano il mio personale gusto e inclinazione.

Le principali decisioni che prendo prima di iniziare la composizione riguardano l’individuazione delle sequenze e la scelta del ritmo che le accompagnerà. Trovare la pulsazione giusta e la giusta tensione permette alla musica di esistere insieme alle immagini in un rapporto mutevole, determinato dalla necessità di corrispondere allo sviluppo drammaturgico del film salvaguardando una certa autonomia della musica.

 

Scoring for silents

Some basic aspects need to be taken into consideration when composing music for silent films.
The first regards the era, style and cultural environment in which the film was created and produced.
Therefore we are compelled to deal with the musical languages that characterized the first 30 years of the twentieth century.
Those years brought radical new developments, from the full blossoming of late romantic music to the flourishing of jazz, from the rise of several movements today considered avant-garde (dodecaphony, expressionism, impressionism, futurism) to the success of the song form.
In addition, films often make references to eras prior to its birth or geographical areas outside Europe, forcing the musician to probe a musical patrimony that is virtually 360 degrees.
Obviously these musical references are then taken apart and recomposed through experiences that may be very different from the models and which represent my own personal taste and inclination.

Before starting to compose film music, I first determine the sequences and I choose the rhythm to accompany them. Finding the right beat and tension allows music to exist together with the images in a changeable relation, produced by the necessity to correspond to the dramatic developments of the movie while safeguarding a bit of autonomy of the score itself.