Extatic Piano

 

Con Extatic Piano propongo un ciclo di concerti per piano solo.
Da Cage a Feldman, da Simeon ten Holt a Hans Otte, da Tom Johnson a William Duckworth, da Philip Glass a Claude Vivier. E ancora Nico Muhly, David Lang, John Adams fino a incursioni nel mondo della cultura pop.
Uno sguardo sul secondo Novecento attraverso le pagine che più mi hanno coinvolto e affascinato.

Alla fine del 2012 ho presentato questo progetto con un recital antologico. Questo il programma:

Philip Glass Wichita Vortex Sutra (1988)
William Duckworth The Time Curve Preludes no. 1, no. 2, no. 13, no. 24 (1979)
Hans Otte The Book of Sounds no.1, no. 2  (1979-82)
Marco Dalpane Notturno (2010)
Claude Vivier Et je reverrai cette ville etrange (1981)
Nico Muhly A Hudson Cycle (2005)
Marco Dalpane Mapping the Sky (2011)
David Lang Wed (2011)
Radiohead (arr. M. Dalpane) Pyramid Song (2001); Everything in Its Right Place (2000)
Simeon ten Holt Natalon in EI Sostenuto (1976-79)

E queste le note al programma:

Hextatic Piano presenta musiche accomunate dalla ricerca di una dimensione temporale che sfugge alla linearità e alla consequenzialità del discorso musicale così come si sono sviluppate nella tradizione occidentale.
La concezione del tempo musicale che qui viene praticata abbraccia molti presupposti dell’estetica orientale;  il tempo diviene circolare, fatto di istanti compresenti e in eterno mutamento.
Altro elemento che accomuna le musiche proposte risiede nel rifiuto a percorrere la strada indicata dalle avanguardie europee del secondo dopoguerra. La musica seriale negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso ha proceduto nella direzione di un’esasperata complessità che sfida le possibilità della percezione e della comprensione. Musica dove la scrittura svolge un ruolo decisivo, musica fatta di segni piuttosto che di suoni. Molti compositori non hanno accettato le premesse teoriche e le conseguenze pratiche da cui il serialismo è scaturito, ricercando, in vario modo, il ritorno a un certo grado di “semplicità”. Restaurazione, in un certo senso, ma solo nell’accezione di un rifiuto a considerare il percorso della musica come un cammino verso un ipotetico progresso.
L’ascolto si ripropone come esperienza dell’ineffabile, impossibile da descrivere in modo coerente. Attraverso la musica talvolta raggiungiamo un grado di introspezione e di conoscenza inattingibili per altra via. Tra le cause di questa condizione di insight vi è l’interruzione del dialogo interiore, quel vorticoso flusso ininterrotto di pensieri che spesso segna la nostra vita psichica.
Più che altrove la musica diviene qui poetica dell’esperienza, prassi il cui significato si svela nel praticarla, nell’usarla.

 

Simeon ten Holt – Natalon in E (I, Sostenuto – Molto mosso vivace – Adagio, senza tempo)

William Duckworth – The Time Curve Preludes (I)

William Duckworth – The Time Curve Preludes (XXIV)

Claude Vivier – Et je reverrai cette ville etrange

David Lang – Wed

Hans Otte – The Book of Sounds (I)

Radiohead – Everything in Its Right Place (arr. M. Dalpane)

Radiohead – Pyramid Song (arr. M. Dalpane)