He who gets slapped

Victor Sjöström (USA, 1924) D.: 95’

Insieme a The Wind, si tratta del più importante tra i film americani di Victor Sjöström (otto in tutto, cinque dei quali purtroppo scomparsi), naturalmente tenendo conto dell’impossibilità di valutare i film perduti, come The Divine Woman, di cui presentiamo un frammento nella sezione «Pars pro toto». Film spietato e pessimistico, He Who Gets Slapped fu la primissima produzione MGM ed è distante dal futuro orientamento della casa di produzione quanto Freaks di Tod Browning, girato sette anni più tardi. Si tratta di un vero capolavoro, con notevoli pregi produttivi, ma ciò che emerge su tutto è l’interpretazione di Lon Chaney, in quello che probabilmente è il suo miglior film. La pellicola di Sjöström, ovviamente, non raggiunge l’estrema eccentricità e perversione che troviamo in Browning, ma possiede ugualmente una notevole durezza. I temi (il circo) e i personaggi (il clown) che all’epoca sembravano ossessionare gli scrittori e i registi scandinavi; l’umiliazione e il degrado umano, la dialettica fra arte e vita (sempre destinato a perdere) e la farsa della società e della scienza: pochi altri film sono riusciti a cogliere con altrettanta efficacia il lato oscuro dell’umanità. Questi temi erano fondamentali anche per il grande scrittore russo Leonid Andrejev (che scomparve nel 1919, dopo essere emigrato, e fu uno dei più brillanti commentatori del cinema delle origini, come si vede chiaramente nell’antologia di Richard Taylor e Ian Christie). He Who Gets Slapped è un film sperimentale, coraggioso e stilisticamente ricco, pieno di magistrali effetti di luce e di chiaroscuro, con un’ellissi a racchiudere i rapporti umani che lo ricollega a capolavori quali Woman of Paris e The Marriage Circle. Straordinario. La visione del volto bianco del clown solitario e desolato, come unica fonte di luce in tutta l’arena del circo, è un’immagine affascinante dell’alto prezzo pagato per la ricerca della propria umanità. Immagini che si avvicinano alla magia della luce di Fellini in Otto e mezzo. Il ritratto dell’anonimato è pari a quello di Der letzte Mann, il cinema più vicino al coevo “Herr K” di Kafka.
(Peter von Bagh)

Accompagnamento musicale
(vl, vlc, fis, batt, pf)

Produzione: Cineteca del Comune di Bologna
Prima esecuzione: 29/06/2002, Bologna, festival Il cinema ritrovato